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Full text of "Salammb; dramma lirico in quattro atti, di A. Zanardini. Musica di Nicolo Massa. Teatro alla Scala, carnevale-quaresima 1885-86. Impresa fratelli Corti."

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SALAMMBÒ 


DRAMMA  LIRICO  IN  QUATTRO  ATTI 

D  I 

A.  ZANARDINI 

MUSICA  DI 

NICOLÒ  MASSA 

TEATRO    ALLA  SCALA 

CARNEVALE- QUARESIMA   1 88  5 -86 

IMPRESA  FRATELLI  CORTI 


R.  STABILIMENTO  RICORDI 

MILANO  -  ROMA  -  NAPOLI  -   FIRENZE  -  LONDRA 

Per  la  Francia  ed  il  Belgio 
PARIGI    -    V.  DURDILLY  &  C.iB    -  PARIGI 
1 1  bis,  Boulevard  Haussmann. 


Proprietà  per  tutti  i  paesi.  —  Deposto. 
Eni.  Sta.  Hall. 
Diritti  di  traduzione  riservati. 


PERSONAGGI 


Tamburlini  Angelo 


Salammbò,  figlia  di  .    .  Bellincioni  Gemma 

Amilcare  Barca  ,  grande  ammiraglio 

cartaginese  

Spendio,  schiavo  greco  

Mathos,  sommo  duce  dei  mercenari  .  Ortisi  Gaetano 

Narva,  principe  dei  Numidi  ....  Pozzi  Francesco 

Taanach,  schiava  nubia   Petich  Maria 

Giscone,  generale  cartaginese    .    .    .  Lagomarsino  Angelo 

Voce  interna   Poli  Adele 

CORI  E  COMPARSE 

Mercenari  (Greci  -  Liguri  -  Siculi  -  Celti  -  Baleari  -  Nu- 
midi, ecc.)  -  Schiavi  e  Schiave  -  Sacerdotesse  negre  di 
Tanit  -  Sacerdoti  e  custodi  del  tempio  di  Tanit  -  Guer- 
rieri -  Citaredi  -  Nocchieri  -  Anziani  e  Popolo  -  Guardie 
della  legione  sacra  -  Araldi  -  Ambasciatori  -  Pontefici  di 
Moloch  e  di  Eschmùn  -  Sacerdoti  di  Khamon,  di  Melkarth, 
di  Abbadir,  di  Cerere,  di  Rabetna,  ecc. 

DANZE 

Atto  II.  Le  Fanciulle  di  Tanit. 
Atto  IV.  Le  Sacerdotesse  di  Abbadir  (Marcia  del  corteggio). 


Epoca:  Tra  la  prima  e  la  seconda  guerra  punica. 


Maestro  concertatore  e  direttore  per  le  Opere,  cav.  Franco  Faccio 
Sostituto,  cav.  Coronavo  Gaetano 
Maestro  direttore  dei  Cori,  Cairati  Giuseppe  -  Sostituto,  Galli  Remigio 
Primo  Violino  solista,  De-Angelis  Gerolamo 
Primo  dei  secondi  Violini,  Bastoni  Giovanni 
Primo  Violino  e  direttore  d'orchestra  pel  Ballo,  Venanij  Angelo 
Primo  Violino  di  spalla  e  sostituto  pel  Ballo,  Alberto  Pesci 
Prima  Viola  per  1'  Opera,  Calzolari  Riccardo 
Primo  Violoncello  per  V  Opera,  Magrini  Giuseppe 
Primo  Violoncello  pel  Ballo,  Negri  Giuseppe 
Primo  Contrabasso  per  l'Opera,  Negri  Luigi  -  Sostituto,  Jenuscky  Giovanni 
Primo  Contrabasso  pel  Ballo,  Motelli  Nestore 
Primo  Flauto  per  l'Opera,  Zamperoni  Antonio  -  pel  Ballo,  Pia^a  Italo 
Primo  Ottavino,  Cantù  Giuseppe 
Primo  Oboe  per  1'  Opera,  Carcano  Angelo  -  pel  Ballo,  Posali  Temistocle 
Primo  Clarinetto  per  l'Opera,  cav.  Orsi  Romeo  -  pel  Ballo,  Sassella  Luigi 
Primo  Fagotto  per  l'Opera,  Torriani  Antonio  -  pel  Ballo,  Borghetti  Gius. 
Prima  Cornetta  dell'  Opera  e  del  Ballo,  Porcedda  Efisio 
Primo  Corno  per  1'  Opera,  Pedoni  Paolo  -  pel  Ballo,  Mariani  Carlo 
Prima  Tromba  per  l'Opera,  Falda  Gaetano  -  pel  Ballo,  Borroni  Luigi 
Primo  Trombone  per  1'  Opera,  Nevi  Pio  -  pel  Ballo,  Cornassi  Fed.° 
Bombardone,  Porta  Natale 
Prima  Arpa,  Sor  mani-Moretti  Carlotta 
Prima  Arpa  del  Ballo  e  Seconda  per  1'  Opera,  Pavesi  Ester 
Gran  Cassa  e  Piatti,  Vanetti  Giuseppe  e  Borioli  Carlo 
Timpani,  Gavasi  Luigi  -  Organo  e  Fisarmonica,  Galli  Remigio 
Ispettore  per  le  Opere,  Archinti  Gaetano 
Maestro  direttore  del  Corpo  di  Musica  Municipale,  Guarneri  Andrea 
Ispettore  pel  Ballo,  Fogna  Giovanni 
Scenografo,  Zuccarelli  Giovanni 
Collaboratori,  Sala  Luigi  -  Lovati  Francesco  -  Fan/ani  Alfonso 
Gelbi  Antonio  -  Salvi  Abele  -  Dell'  Orto  Vincenzo  -  Crosti  Angelo 
Direttore  ed  inventore  del  Macchinismo,  Caprara  Luigi 
Vestiarista  proprietario,  Eredi  Vicinelli 
Attrezzista  proprietario,  Rancati  e  Comp. 
Fornitori  della  Luce  Elettrica,  A.  Be^i  e  Comp. 
Fornitori  proprietari  dei  Pianoforti,  Ricordi  e  Fin^i 
Parrucchiere,  Venegoni  Eugenio  —  Gioielliere,  Corbella  Achille 
Fiorista  e  piumista,  Robba  Eugenia  -  Calzolaia,  Maweroffer  Rosa  e  Figlia 
Fornitore  degli  istrumenti,  cav.  Pelitti  Giuseppe 
Tappezziere,  Ditta  Serafino  Guerra. 


La  rivolta  dei  mercenari,  guidati  da  Mathos,  il  con- 
dottiero libio,  contro  Cartagine,  tra  la  prima  e  la  se- 
conda guerra  punica,  la  defezione  dalle  loro  file  di 
Narva,  duce  dei  Numidi,  nonché  la  finale  disfatta  dei 
primi,  ad  opera  di  Amilcare  Barca,  sono  diffusamente 
narrate  da  Polibio  e  formano  il  momento  storico ,  in 
cui  si  svolge  la  presente  anione. 

Giova  sapere  però  che  il  Sacro  Velo  di  Tanit,  la 
Dea  tutelare  di  Cartagine,  detto  lo  Zainfo,  simboleg- 
giava nelle  credente  africane,  la  incolumità  e  la  gran- 
de^a  dell'  alma  città,  onde  le  cure  gelose  dei  riti  che 
vi  si  riferivano,  la  vigilanza  delle  sacerdotesse  preposte 
alla  sua  custodia,  e  lo  sformo  costante  dei  nemici  suoi 
per  riuscire  ad  impadronirsene. 

Ciò  valga  a  spiegare  buona  parte  dell'  intreccio  del 
dramma  e  a  giustificare  in  parte  i  subitanei  passaggi 
di  Salammbò,  la  figlia  di  Amilcare,  prima  sacerdotessa 
di  Tanit,  dalle  estasi  dell'amore  nascente  per  Mathos,  il 
vincitore,  alle  imprecazioni  violenti  dell'odio  contro  il 
predatore  sacrilego  dell' emblema  celeste;  indi  l'alternarsi 
di  questo  vivo  contrasto  di  affetti  sino  alla  catastrofe  fi- 
nale, in  cui  la  pietà  suprema  vince  gli  antichi  rancori 
e  consiglia  alla  misera  il  sacrificio  di  se  stessa. 


ATTO  PRIMO 


 «J.  

I  giardini  di  Amilcare,  a  Megara,  nei  sobborghi  di  Cartagine. 

SCENA  PRIMA. 

i"  Mercenari,  parte  seduti  alle  tavole  e  parte  confusamente  sdraiati, 
serviti  dalle  schiave.  -  Narva,  pensieroso,  seduto  a  parte.  - 
Indi  Giscone. 

CORO  GENERALE 

Me  coppe!  le  coppe  -  dai  sacri  metalli! 
I  vecchi  falerni  -  dalle  anfore  d'or! 
Le  schiave  di  Nubià  -  dei  Numidi  i  balli... 
I  sistri,  le  tube,  -  dell'orgia  i  clamor! 
Il  Greco  sul  plettro  -  declami  i  suoi  carmi, 
Nei  fibuli  strida  -  il  vosco  cantori 
S'incendiin  le  nafte!  -  sui  pallidi  marmi 
Riflettano  sprazzi  -  gli  immensi  fulgor! 
Si  sfrondino  i  cedri,  -  si  spoglino  l'are, 
Se  a  mille  i  talenti  -  Cartagin  non  dà  ! 
Etiope,  Cantabro  -  Sican,  Baleare, 
La  face  che  strugge  -  in  mano  ti  sta  ! 

(tumulto) 

NARVA 

(sorgendo  con  esaltazione) 

Oh  !  il  mio  sogno  !  il  mio  sogno  !  O  Salammbò  ! 

Tu  sferzavi  superba  i  miei  leoni, 
Dal  cocchio  d'or,  per  le  infocate  arene;... 
E  schiavi  e  prenci  del  deserto  proni 
Nell'oasi  stavan  acclamando  a  te  ! 

Ed  io,  correndo  fra  le  turbe  estatiche, 

Mute  per  te  d'amor, 
Nel  tuo  sorriso  mi  beava  e  un  fascino 
Nuovo  sentia  nel  cor. 


I  MERCENARI 

(fissandolo,  fra  di  loro) 

A  qual  fantasima  il  fiero  Numida 

Or  brucia  incensi  ? 
Quale  ne  affascina  fatata  imagine 

E  mente  e  sensi  ? 

NARVA 

E  dal  carro  balzavi  e,  il  crin  disciolto, 
Salivi  in  groppa  al  mio  corsiero  bianco... 
Con  la  tua  guancia  mi  sfioravi  il  volto, 
E  colla  man  mi  ricingevi  il  fianco: 
Ed  io  riverso,  col  mio  bacio  ardente, 

Calmando  il  tuo  sospir, 
Tra  le  mie  braccia  ti  sentia  languente 
Quasi  d'amor  morir!... 

(con  desolazione) 

Ahimè  !  che  il  dolce'  sogno 

Fuggito  è  a  voi!... 
Ahimè  !  della  mia  vita 

Scomparso  è  il  sol  !... 

CORO 

(ritornando  all'orgia  con  crescente  tumulto) 

Le  coppe  !  le  coppe  -  dai  sacri  metalli  ! 
I  vecchi  falerni  -  dall'anfore  d'or  !  ecc. 

(comparisce  dal  fondo  Giscone  scortato  dalle  guardie  della  legione  sacra) 
GISCONE 

Che  si  vuole  da  voi? 

CORO 

(minacciando) 

Le  coppe  d'or, 
Le  tue  donne,  i  tuoi  Numi,  i  tuoi  tesor! 

GISCONE 

Non  tentate  i  leoni,  o  traditor  ! 

CORO 

(facendo  retrocedere  i  legionari) 

Morte,  scempio,  sterminio,  rovina  ! 
Crolli,  cada  l' infame  città, 
Sventolare  l' insegna  latina 
Dai  suoi  spaldi  fra  poco  dovrà! 

(Giscone  si  allontana  protetto  dalle  aste  dei  legionari.  Ad  un  tratto  i  tumultanti  si  arrestano 
all'udire  una  voce  dall'  interno) 


VOCE  INTERNA 

Ahi  come  greve  è  l'aere!... 
Ahi  come  è  scarso  il  sol 

Nel  mesto  ciel  ! 
Ha  del  deserto  il  nibbio 
Tarpato  il  dolce  voi 

Al  mite  augel. 
Della  sua  cella  ai  porfidi 
Invan  del  prigionier 

L'unghia  si  frange  : 
E  mentre  là  tripudia 
Il  punico  guerrier, 

Ei  solo  piange  ! 

ALCUNI  DEL  CORO 

Oh  il  triste  canto  !,.. 

GLI  ALTRI 

Sono  i  captivi. 

I  PRIMI 

Liguri  ? 

I  SECONDI 

Greci...  sepolti  vivi  ! 

TUTTI 

Sien  franti  i  ceppi  ! 

(parte  accorrono  fuori  e  rientrano  seguiti  da  Spendio,  da  Taanach   e  dagli  altri  prigionieri, 
uomini  e  donne,  che  irrompono  in  scena  alla  rinfusa) 

SCENA  IL 
Spendio  facendosi  largo  e  dominando  la  scena. 

O  Cartago!...  Cartago  !  antro,  riparo 

Di  predator  !  sulla  bugiarda  lance 

Mercatando  l'onor,  pesi  il  delitto 

Come  l'arte  e  la  gloria.  A  piè  de'  tuoi 

Tetri  delubri  l'angue  néro  dorme, 

Simbolo  delle  tue  gesta  codarde. 

Dorma!...  e  al  pigro  leon,  che  parte  il  covo, 

Squarci  l'odiato  fianco, 

La  fionda  celta  e  l'asta  lusitana, 

Che  sol  di  sprezzo  munerar  tu  sai. 

Ora  a  Cartago  o  mai  ! 


IO 

TUTTI 

Ora  a  Cartago  o  mai  ! 

(si  odono  entro  le  scene  squilli  di  trombe) 

Il  Duce,  il  Duce! 

Che  ne  l'adduce  ? 

Tremi  Cartagine, 

Se  guerra  vuol  ! 
Del  gran  guerriero 

Nel  guardo  fiero 

Della  vittoria 

Risplende  il  sol. 

(entra  Mathos  seguito  da  duci  e  guerrieri) 

Salve,  Mathos  !  -  pugnando  da  forti 
Con  te  vincer  -  sapremo  o  morir. 

(Mathos  s'  inoltra  salutando  i  mercenari  e  gli  schiavi) 

SCENA  III. 
Mathos. 

O  miei  fieri  compagni,  o  miei  leoni, 

Le  vostre  aste  ove  sono  ? 

E  le  daghe  e  le  fionde  ?  Altro  non  odo 

Che  il  cozzar  delle  coppe;...  altro  non  vedo 

Che  ridde  di  fantasime ed  intanto 

Cartagine  v5  insulta, 

Cartagine  vi  sfida  ! 

E  a  me,  che  per  il  sangue  vostro,  o  prodi, 

Equa  chiedea  mercede, 

La  cortigiana  rispondea  :  s'uccida  ! 

TUTTI 

(con  furore) 

Morte,  scempio,  sterminio,  rovina! 
Crolli,  cada  l' infame  città  ! 
L'asta  ibera,  cantabra,  latina 
Dominar  da' suoi  spai  di  dovrà. 

MATHOS 

A  me  lo  scudo  d'or  !  Della  sua  daga 

Lo  percuota  tra  voi 

Chi  del  punico  oltraggio 

Col  ferro  vuol  rimarginar  la  piaga. 

(alcuni  guerrieri  portano  a  Mathos  lo  scudo.  Tutti  i  duci  lo  percuotono  col  pomo  della  spada. 
Solo  Narva  rimane  in  disparte  fissando  ansiosamente  la  porta  rossa,  ov'è  comparsa  Salammbò) 


II 

MATHOS 

(a  Narva) 

Tu  sol  Numida  non  percuoti  ? 

NARVA 

Mira  ! 

(addita  Salammbò,  che  è  uscita  sul  terrazzo.  Essa  ha  una  piccola  lira  d'ebano.   Dietro  a  lei 
escono  le  Sacerdotesse  negre  di  Tanit  portando  arpe  dorate.  Stupore  generale) 

SCENA  IV. 

Le  Sacerdotesse  si  dispongono  in  due  file,  lungo  la  gradinata. 
Salammbò  dall'alto  volge  lo  sguardo  intorno  sulla  folla 
immobile  e  muta. 


LE  SACERDOTESSE 
(accompagnandosi  colle  arpe) 

Piovon  dagli  astri  lagrime  - 

In  meste  fila  d'or... 
Sovra  lo  stelo  piegansi 
Inariditi  i  fior, 
Se  non  innondi 
Di  rai  fecondi, 
Scinta  di  vel, 
Tanit,  il  ciel  ! 

(durante  il  Coro,  Salammbò  scende  lentamente  la  gradinata) 
MATHOS  • 

Oh  la  divina  apparizion  ! 

NARVA 
(fra  sè) 

È  dessa  ! 

CORO 

D'onde  scende  costei  ? 

TAANACH 

(guardando  Narva) 

Misera  me! 

Com'ei  la  fissa! 

SPENDIO 

Vision  non  è  ! 


12 

SALAMMBÒ 

(avanzandosi  nobilmente) 

Chi  vuol  tra  voi  che  la  mia  stella  muoia  ? 
Chi  vuol  tra  voi  che  del  cipresso  nero 
Si  stenda  l'ombra  sul  mio  freddo  cor  ? 

MATHOS 

Perchè  morir  di'  tu  ?  Muoion  le  Dee  ? 
Muor  sulla  terra  il  genio  del  dolor  ? 
Parla,  canta...  sospira! 
Tace  l'odio  al  vibrar  della  tua  lira  ! 

SALAMMBÒ 
(guardando  ispirata  la  luna) 

Mistica  Dea,  che  un  etere 
Purissimo  d'argento, 
Fra  le  armonie  sideree, 
Versi  nel  firmamento, 

Pria  d' involarti,  al  sorgere  ; 
Delle  infuocate  aurore, 
Spandi  di  pace  un  raggio 
Sui  campi  e  sulle  prore  ! 

Rendi  al  deserto  i  pardi, 
Fa  rifiorir  gli  ulivi  ; 
Agli  animi  gagliardi 
Insegna  a  perdonar! 

TUTTI 

(compresi  di  stupore) 

Forse  scesi  ai  passi  suoi 
Dalle  nubi  son  gli  Dei? 
Tace  P  ira  innanzi  a  lei  ; 
Muto  è  il  labbro  ed  arde  il  cor. 

SACERDOTESSE 
(continuando  la  loro  cantilena) 

Piovon  dagli  astri  lagrime 
In  meste  fila  d'or... 

MATHOS 
(accostandosi  a  Salammbò) 

Pace  tu  chiedi,  o  donna,  e  pace  avrai  : 
Ma  quale  pegno  d'amistà  mi  dai  ? 

(ad  un  cenno  di  Salammbò  una  schiava  le  porge  un  nappo) 


*3 

SALAMMBÒ 

Dai  vostri  cor  Tanit 
Divelga  gli  odi  rei! 
Io  bevo  a  voi.  Tu  liba 
Dove  si  son  posati  i  labbri  miei  ! 

(presenta  il  nappo  a  Mathos) 

MATHOS 

(con  entusiasmo) 

Farmi  al  cielo  salir 

Teco  vuoi  tu,  poiché  immortai  tu  sei? 

(beve) 
NARVA 

No,  per  l'averno!...  a  me  non  rapirai 
La  casta  luce  dei  miei  sogni...  mai! 

(toglie  dal  turcasso  di  un  soldato  una  freccia,  e  con  moto  rapidamente  convulso  la  lancia 
contro  Mathos,  ferendolo.  Tutti,  meno  i  Numidi  e  Taanach,  si  avventano  contro  il  feritore) 

CORO 

Morte  al  Numida  ! 
Cada,  s'uccida  ! 
1/  ignobil  angue 
Schiacciar  si  dè  ; 
Sangue  per  sangue, 
Non  v5  ha  mercè  ! 

TAANACH 

(a  Mathos  scoprendosi  e  brandendo  un  corto  pugnale) 

Sia  salvo,  o  spenta 
Cado  al  tuo  piè... 

SALAMMBÒ 

(a  Mathos) 

Viva!  Essa  l'ama. 

MATHOS 

Ebben,  sì...  viva  ! 
Scordo  l'offesa 
Per  tua  mercè. 

(indi  volgendosi  al  Coro  con  autorità) 

Or  tutti...  amici  e  schiavi  intorno  a  me!* 
Per  odi  rei  di  popoli  e  di  re, 
v         Finor,  pugnando,  il  sangue  mio  perdei. 


H 

Questo,  che  sgorga,  consacro  agli  Dei: 
(a  salammbò)  E  il  primo  sangue  che  versai  per  te, 

(Salammbò,  dopo  aver  fissato  Mathos  con  insistenza,  risale  maestosamente  al  palazzo.  Dietro 
lei  le  Sacerdotesse.  Tutti  la  seguono  con  lo  sguardo) 

CORO 

(sottovoce) 

Sacro  agli  Dei 

Il  primo  sangue,  che  versò  per  lei... 
Ahimè!  ahimè! 

TAANACH 
(a  Narva  additandogli  Salammbò) 

Avrà  colei 

Pel  tuo  rivai  le  ebbrezze  degli  Dei, 
L'odio  per  te  ! 

(Salammbò  è  rientrata  nel  palazzo.  La  porta  .rossa  si  è  .rinchiusa.  Narva  è  scomparso  tra  la  folla) 

•           •  -'  SPENDIO 

(con  veèmeriza  a  Mathos) 

E  che?...  muto  tu  sei? 

Qual  d'averno  malia  vile  ti  rende  ? 

La  vendetta  vorrai  scordare  e  il  giuro? 

Orsù,  l'odio  ti  desti! 

Là...  Cartago  ci  sfida.  Alla  vittoria, 

O  alla  morte  corriam  !  All'armi,  all'armi! 

(squilli  di  trombe  da  varie  parti  entro  le  scene.  Mathos  si  scuote.  Tutti  insorgono  e  si  slan- 
ciano gridando  :) 

TUTTI 

A  Cartagine  tutti  !  All'armi,  all'armi  ! 


Cala  rapidamente  la  tela). 


ATTO  SECONDO 


Il  sacro  balneo  nel  tempio  di  Tanit  in  Cartagine. 

Nel  mezzo  la  statua  della  Dea  Tanit. 

SCENA  PRIMA. 
Taanach. 


*  chiava  ancora  per  te  !  Qui  di  mia  mano 
'Ribadii  mie  catene,  onde  vegliasse, 
?  Crudo  amator, 
Il  mio  genio  geloso  ai  suoi  guanciali. 
Schiava  son  io  di  mia  rivai!...  Che  monta? 
All'anima  men  grave 
Tortura  è  questa,  che  veder  da  lunge 
Sul .  triclinio  fatale 

L'ombra  passar  dell'uom,  che  m'ha  tradita. 

Tu  comparivi  a  voi  d'oltre  il  deserto, 

Mio  bel  guerrier,  sul  bianco  corridoi'. 

Era  al  tuo  sen  nell'oasi  un  seno  aperto... 

Rispondean  le  mie  febbri  a'  folli  ardor  ! 
Ed  or?...  ed  or?... 
Noi  spegnevam  le  moribonde  faci... 

Anche  le  stelle  si  coprian  d'un  vel. 

Più  non  s'udia  che  il  fremito  dei  baci... 

L'estasi  in  terra,  ed  i  silenzi  in  ciel. 
Ed  or?...  ed  or?... 
Che  facesti  di  me?  Tigre  èrrabondo 

Ritorna  al  covo  dei  tuoi  primi  amor  ! 

Se  è  ver  che  ancora  v'ha  pietà  nel  mondo, 

Dammi  la  pace,  non  lo  strazio  al  cor! 

SCENA  IL 

Entrano  le  Sacerdotesse  negre  di  Tanit.  Dietro  loro  Salammbò 
con  le  Ancelle,  vestita  di  una  leggiera  tunica  bianca  coi  ca- 
pelli sciolti  sulle  spalle  iguude,  si  reca  al  bagno. 

LE  SACERDOTESSE 

Le  ambre  si  spargano 
Sui  tripodi  d'argento, 

Voli  per  l'aere 
Un  mistico  concento. 


i6 

Il  gran  Pitone 
Gli  egri  sonni  dorme, 

E  del  leone 
Ha  perse  il  nubio  l'orme. 

Sciolga  la  fulgida 
Chioma  la  Pitonessa! 

È  al  fianco  turgido 
L'onda  immortai  concessa. 

In  essa  immergasi, 
Scinto  l'estremo  vel! 

Han  sol  le  Veneri 
A  contemplarla  dal  remoto  ciel. 

(Salarambò  ritorna  dal  bagno.  Siede  sullo  sgabello.  Le  Ancelle  l'adornano,  mentre  le  fanciulle 
di  Tanit  intrecciano  mistiche  danze.  Terminate  queste,  le  Sacerdotesse,  cantando,  escono  a 
passo  lento,  seguite  dalle  Ancelle) 


SCENA  III. 

Salammbò  si  appressa  all'ara  per  invocare  la  Dea 
ma  tosto  se  ne  ritrae. 


SALAMMBÒ 

Ahi  come  fredda  è  a  me  quest'ara,  e  come 
>Di  quelle  preci  moribonde  il  suono 
Poco  vale  a  calmar  gì'  impeti,  ond'  io, 
Inconscia  fino  ad  or,  commossa  sono  ! 

Nelle  concave  perle, 
Ai  tramonti  del  sol, 
Degli  acri  cinnamomi 
Aspirando  gli  aromi, 
Bianca  al  par  d'una  morta 
Nel  suo  freddo  lenzuol, 
Fredda  e  inerte  siccome 
La  statua  del  dolor, 
Vado  gridando  un  nome, 
E  par  che  in  seno  mi  si  spezzi  il  cor! 

Poi  al  gemer  dei  venti, 
Al  cader  delle  notti, 
Fra  i  palmizi  silenti, 
Fra  i  diruti  acquidotti, 
Vago  a  caso,  e  mi  par 
Sempre  un'ombra,  una  sola, 
Senza  luce  e  parola 
Intorno  a  me  trovar! 


*7 

E  s'arresta  il  mio  canto, 
E  prorompo  in  un  pianto 
D' ineflabil  pietà... 
O  arcana  voluttà 
Di  geloso  terror,  d'odio,  d'amor! 
Ah  sì,  d'amor 
Ombra  mesta  e  gentil 
Non  mi  fuggir!  Irradia 
Di  tua  casta  scintilla  il  mio  sopor  ! 

(si  adagia  sul  letto.  Le  faci  si  spengono.   Solo  una  piccola  lampada  d' argento  spande  una 
luce  fioca  sulla  scena) 


SCENA  IV. 


Taanach  si  avanza  dal  fondo  guidando  Mathos  e  Spendio, 


TAANACH 

(a  Mathos) 

Vieni...  deserto  è  il  delubro. 

MATHOS 

Oh  visione  ! 
Gli  occhi  ardenti  ci  guardano 
D'un  Nume  irato!... 

(odonsi  canti  interni) 

Qual  mistero  velasi 
In  quei  lugubri  canti  ? 

TAANACH 

Non  paventar.  Dei  sacerdoti  è  questa 
La  monotona  nenia. 

(con  Mathos  si  ritrae  presso  le  colonne) 
VOCI  INTERNE  DI  SACERDOTI 

Tanit!  Tanit!  Immacolata  Dea! 
Azzurro  come  il  ciel 
Il  tuo  manto  scintilla. 
Lo  guardano  le  stelle 

Invidiose 
I  balsami  gli  rubano 
E  ninfe  e  rose. 
Sacro  zainfo,  in  te 
Sta  di  Cartago  il  fato! 

Niun  ti  possa  toccar,  velo  adorato  ! 

(le  voci  svaniscono) 


18 

TAANACH 

Tutto  tace,  non  v'  ha  periglio.  Ed  ora 
(a  spendio)  A  te  sia  guida  l'odio  (a  Mathos)  a  te  l'amore. 

(scompare.  Spendio  s' inoltra  con  Mathos  fra  le  colonne  a  sinistra  e  ritorna  tosto  in  scena) 

SPENDIO 

Ov'è  il  manto  fatai  ? 
Ov'è  il  sacro  zainfo  ? 

MATHOS 

E  dov'  è  dessa  ? 
Taci!...  ascolto  un  sospir... 
Oh  fosse  lei!...  Mi  sembra  di  morir! 

(con  viva  agitazione) 

Tu  cogli  emblemi  -  dei  tetri  Numi 
Trafuga  il  fato  -  di  plebi  e  re... 
Dei  suoi  sospiri  -  dei  suoi  profumi 
Spirar  le  ambrosie  -  concedi  a  me. 
Quel  che  m' investe  -  fuoco  celeste 
Umana  forza  -  non  può  domar  ! 

SPENDIO 

Chè  non  inciti  -  con  molle  metro 
Le  tue  coorti  -  l'orgia  a  cantar  ? 
Frangi  la  daga  -  dà  mano  al  pletro 
Se,  re  dei  forti  -  non  sai  che  amar. 
D'amor  demente  -  t'inebbria  ,a' baci... 
Gli  alti  destini  -  corro  a  tentar!... 

(scompare  rapidamente  a  destra) 


SCENA  V. 
Mathos. 


Un  sospiro!...  essa  è  qui...  Da  quale  in  terra 
Labbro  uman  cosi  dolce  il  suon  si  spande  ? 

(una  luce  rosea  si  diffonde  per  la  scena.  È  l'alba) 

A  lei  mi  guida  il  raggio  dell'aurora. 
Oh  profumo  d'amor!...  qual  altro  olezza 
Fior,  come  quel,  che  alle  celesti  membra 
Sposa  la  gemma  delle  sue  ghirlande  ? 

(si  accosta  al  letto) 

Sogno  adorato  -  sacro  deliro  ! 

Chè  non  poss'  io 
Spirar  nell'alito  -  del  tuo  respiro 

Lo  spirto  mio  ?... 


Delle  tue  labbra  -  sugger  tremando 

Le  voluttà? 
Pari  a  tal  sogno  -  estasi  eterea 

Il  ciel  non  ha  ! 

SALAMMBÒ 

(sognando) 

Oh  !  il  mio  baldo  guerrier  ! 
«  Questo  che  sgorga  consacro  agli  Dei... 
E  il  primo  sangue  che  versai  per  te  !  » 

MATHOS 

(esaltato) 

Cieli  !  Numi  !  Essa  m'ama  ! 

SALAMMBÒ 
(sempre  sognando) 

Ma  io  lo  fonderò 
Con  le  lagrime  mie!...  Perchè  mi  manchi? 
Chiudimi  col  tuo  labbro  gli  occhi  stanchi!... 

SCENA  VI. 
Rientra  Spendio  col  sacro  ^ainfo. 

SPENDIO 

(fra  sé) 

È  perduto!...  oh  il  più  vii  tra  gli  ignavi! 
Egli  l'ama...  Un  abisso  si  scavi 
D'odio  insieme  e  di  spregio  tra  lor. 

(accostandosi  a  Mathos,  gli  getta  il  velo  sulle  spalle) 

Il  fatidico  manto  ho  strappato!... 
Di  Cartagine'  il  genio  è  sfatato. 
Vulnerar  non  ti  può  braccio  umano  : 
Tu  comandi  ai  destini,  agli  amor  ! 

MATHOS 

Essa  m'ama,  riprendilo  ! 

SPENDIO 

Insano  ! 

Fu  quel  grido  dei  sensi  l'error. 

(si  odono  gli  squilli  dei  sacri  tingili  percossi  dai  Sacerdoti.  Si  è  fatto  giorno) 
VOCI  INTERNE 

Tank!  Tank! 
Immacolata  Diva, 

Trafuga  i  raggi 
Mesti  d'argento  dall'etiope  riva  ! 


19 


20 

(Salammbò  si  desta  di  soprassalto  e  balza  a  terra,  Mathos  si  ritrae.  I  primi  raggi,  penetrando 
dalle  alte  aperture,  lo  illuminano.  Egli  è  avvolto  nell'ampio  velo  stellato,  che  scintilla.  — 
Salammbò  si  slancia  con  impeto) 

SALAMMBÒ 

Sacrilegio  !  abbominio  ! 

Violator  delle  are  !  Empio  !  su  te 

Maledizion,  che  spogliasti  Tanit! 

Odio,  vendetta,  massacro,  dolor! 

Delle  pugne  ti  squarci  il  Dio  !  Ti  affoghi 

Dei  morti  il  Dio  !  Degli  occhi  miei,  vii  serpe, 

Delle  mie  labbra  avvolgati  Y  incendio  ! 

Taanach,  Eva,  Micipsa...  Or  tutti  a  me! 

(accorrono  tumultuosamente  le  Sacerdotesse,  i  Pontefici,  i  Guerrieri,  i  Custodi  del  tempio  e 
le  Ancelle) 

SCENA  VII. 


SALAMMBÒ 
(alle  turbe  irruenti) 

Mirate  ! 

TUTTI 

(slanciandosi  contro  Mathos  e  Spendio) 

Morte  ! 

SALAMMBÒ 

Niun  lo  tocchi  !  E  il  velo 
Fatato  della  Dea... 

CORO 

Sciogli  il  celeste  manto, 
Profanator  codardo , 
Paventa  il  fiero  dardo 
Del  Dio  vendicator  ! 

Mira  !  son  cento  lame, 
Che  non  avran  mercè  ! 
Maledizion,  o  infame, 
Anatema  su  te! 

Arretra,  arretra  il,  piede, 
O  vile  predator  ! 

SALAMMBÒ 

Una  divina  fede 
Strappata  m'  hai  dal  cor  ! 

(Mathos  indietreggia,  facendosi  schermo  del  velo.  Spendio  gli  sta  a  tergo.  I  Sacerdoti,  i  Pon- 
tefici, i  Guerrieri  lo  minacciano  con  le  ferule,  coi  pugnali,  con  le  daghe,  senza  osare 
affrontarlo.  Salammbò  lo  incalza  in  atto  di  terribile  imprecazione.  —  Cala  la  tela). 


ATTO  TERZO 

— 4 — 
PARTE  PRIMA. 

Il  campo  dei  Mercenari  nella  campagna  di  Cartagine. 

SCENA  PRIMA. 

All'aliarsi  della  tela  i  Mercenari  occupano  confusamente  la  scena 
dispersi  in  gruppi.  Squilli  interni, 

CORO 

ìf3^!!  E  tube,  le  tube!  -  Già  lascia  la  selva 
Ij^^La  preda  fiutando  -  nell'ombre  la  belva. 
lyllsfDei  fuochi  notturni  -  l'incerto  baglior 
Coi  raggi  combatte  -  del  giorno  che  muor. 

Più  di  Cartagine  -  non  morde  l'angue: 
La  lancia  numida  -  lo  fulminò. 
Alla  vendetta  -  ci  chiama  il  sangue, 
Che  il  labbro  punico  -  a  noi  succhiò. 

Cadranno  infranti  -  dell'armi  al  lampo 
Le  case  e  i  templi  -  dell' oppressor. 
Dov'è  Cartagine  -  sorgerà  il  campo 
Del  mercenario  -  vendicatori... 

(i  Mercenari  si  disperdono  in  varie  direzioni) 

SCENA    IL  - 

Mathos  esce  dalla  sua  tenda  agitato 
e  guarda  verso  Cartagine. 

Essa  è  là!...  Qual  sarà  fra  tante  stelle 
Quella,  in  cui  fissi  più  sovente  il  guardo  ? 
Fra  i  silenzi  notturni  udrà  il  ruggito 
Lontan  del  fiero  pardo? 
O,  spaziando  per  la  rea  campagna, 
Contro  al  fuoco  maggior  della  mia  tenda 
Fulminerà  l'imprecazione  orrenda? 


22 

Pace...  pietà!  -  vergiti  divina, 

Non  mi  fuggir  cosi! 
Passa  come  ombra  -  a  me  vicina, 

Prima  che  spunti  il  dì  ! 
Il  labbro  mio  -  non  turberà 

L'  immacolato  velo ... 
Ma  appaia  a  me  -  la  tua  beltà, 

Come  fulgor  di  cielo  ! 

(animandosi  con  esaltazione) 

»Oh  visione  eterea  ! 

»Mi  par  che  a  me  t'appressi... 

»L'onda  m'avvolge  e  inebbriami 

))Dei  tuoi  celesti  amplessi... 

»  Ove  segnasti  l' orma, 

))Diva  in  umana  forma  ? 

»È  pregno  l'aer  de'  balsami 

»Del  dolce  tuo  respir... 

» Vien!...  che  più  tardi?  Io  voglio 

;>Sul  seno  tuo  morir!... 

(Matlios  rimane  come  assorto  in  una  visione.  S'ode  uno  squillo  di  tromba,  ed  un  grido  ri- 
percosso dalle  scolte  lontane.  Poco  dopo  apparisce  dal  fondo  Salammbò  scortata  da  un  le- 
gionario. Ha  il  viso  nascosto  in  un  fitto  velo.  Matlios  si  volge,  le  si  accosta  palpitante  di 
emozione,  e  fa  cenno  al  soldato  di  allontanarsi  ;  indi  l'afferra  per  una  mano  e  la  trae  viva- 
mente al  proscenio) 

SCENA  III. 
Mathos  e  Salammbò, 

MATHOS 

A  che  vieni?  Chi  sei? 

SALAMMBÒ 
(con  calma  dignitosa) 

Riprender  voglio 
Di  mia  man  lo  zainfo,  il  sacro  velo 
Depredato  da  te.  Mira  e  comprendi  ! 

(si  scopre) 
MATHOS 

Tu  qui?  Numi!  ti  scosta... 

Menzognera  vision...  no...  delle  tue 

Carni  il  fremito  io  sento...  ombra  non  sei... 

Di  qual  luce  m'innondi!... 

A  me...  a  me!  Chi  mi  contende  or  più 

Bever  l'anima  tua  co' baci  miei? 


SALAMMBÒ 

Sacrilego  sospir  ! 

Vuoi  tu  vedermi  a'  piedi  tuoi  morir  ? 

Penetrasti  una  notte,  ai  biechi  lumi 
Delle  torri  incendiate,  i  miei  giardini.., 
Sfolgoravan,.  rubati  a5  patrii  Numi, 
Sul  tuo  fronte  fatai  gemme  e  rubini; 
Eri  bello,  eri  forte  e  vincitor... 
Te  ne  rammenti  tu?  T'odio  da  allor! 

MATHOS 

Mercè!  mercè! 

SALAMMBÒ 

(incalzando) 

T'odio  da  allor,  che  nella  coppa  d'oro 
Ti  versai  del  perdon  la  sacra  stilla; 
Dall'empia  notte,  in  cui  la  mia  pupilla 
Profanar  ti  mirava  il  gran  tesoro. 
Come  un  serpe  strisciavi,  o  predator... 
Te  ne  rammenti  tu?  T'odio  da  allor! 

MATHOS 

M'odii,  m'odii,  fanciulla  ?  eppur  cotanto 
Odiar  non  mi  puoi,  siccome  io  t'amo. 
Non  ha  gaudio  il  tuo  ciel  pari  al  mio  pianto, 
Se,  diserto  di  te,  sul  cor  ti  chiamo. 

Col  tuo  sandalo  d'or  premi  il  mio  seno, 
Pur  ch'io  possa  mirar  entro  al  tuo  vel. 
M'ardi  viscere  e  cor  col  tuo  baleno... 
Ogni  strazio,  che  dai,  diventa  il  ciel! 

SALAMMBÒ 

(agitata  e  combattuta  da  contrari  affetti) 

»No!...  cosi  non  parlarmi...  deh  serba 
«Tutta  l' ira  d'un' alma  superba. 
»Non  mi  render  l'orror  di  mia  gente... 
»Per  pietà  non  parlarmi  d'amor  ! 

MATHOS  •  . 

(con  crescente  entusiasmo) 

»Ma  guardami,  ma  guardami, 
«Raggiante  immacolata... 
»Fammi  d'ebbrezza  al  fascino 
«Degli  occhi  tuoi  languir! 


24  .  < 

»Per  te  falciati  ho  i  popoli, 

»La  patria  tua  violata, 

»Sol  per  potere  all'estasi 

»De'  baci  tuoi  salir  ! 
»Per  te,  fanciulla,  sprezzerò  la  gloria, 
»I1  fascino  divin  della  vittoria  : 
)>A1  lampo  di  tue  luci,  o  gaudio  mio, 
»Tutto  il  passato  spargerò  d'obblio! 

(il  cielo  si  oscura.  Odesi  in  lontananza  muggire  il  tuono) 
SALAMMBÒ 

Ah  taci  per  pietà  ! 

MATHOS 

Di  là  da  Gades, 
Lontan...  nel  mare  un'isola  si  culla. 
Là  ride  primavera  eterno  un  riso 
Di  verzura,  di  luce  e  di  profumi. 
Vieni  :  là  un  aere 
Spira  sì  dolce 
Che  non  si  muor. 

Là...  in  cristalline 
Grotte  son  sparse 
Morbide  sabbie  d'or. 

Vieni  !  vivremo 
Come  due  fiori 
Sovra  uno  stel. 

Vivremo  errando 
Come  due  stelle 
Amoreggiami  in  ciel! 

SALAMMBÒ 
(quasi  vinta) 

Da  forza  arcana 
Mi  sento  a  incognite 
Etre  innalzar. 

Soave  ebbrezza 
M'invade  l'anima... 
Sembrami  di  sognar!... 

(ad  un  tratto  si  scuote,  e  si  stacca  dalle  braccia  di  Mathos) 

E  il  padre  mio,  la  patria  tradirò?... 
No!...  salvarla  giurai.  La  salverò! 

(entra  risoluta  nella  tenda,  n'  esce  col  sacro  velo  e  cerca  rapidamente   involarsi.  Matho3  si 
slancia  e  le  sbarra  il  passo) 


^5 

MATHOS 

Che  fai  tu  ?  che  fai  tu  ? 

SALAMMBÒ 

Riedo  a  Cartago. 

MATHOS 

(in  atteggiamento  terribile) 

A  Cartagine  tu?...  Pietra  nè  palma 
Non  resterà  del  tuo  funesto  nido  ! 
Le  tue  triremi  vogheran  nel  sangue... 
Non  tentar  di  fuggir,  donna,  o  t'uccido  ! . . , 

(afferra  Salammbò  che  tenta  invano  sfuggirgli) 
SALAMMBÒ 

Ah!  qual  m'investe  nembo  infocato... 
Moloch!...  tu  m'ardi...  mi  lascia.:,  va!... 

MATHOS 

Vien...  de' tuoi  baci  sono  assetato... 
Tu  m'appartieni...  non  ho  pietà! 

(la  trascina  nella  tenda.  Il  tuono  scroscia  con  violenza.  Si  scatena  un  uragano.  Nel  fondo  fre- 
quenti sprazzi  illuminano  sinistramente  la  scena.  Sono  i  Cartaginesi  che  hanno  incendiato 
il  campo  dei  Mercenari.  Si  odono  grida  e  squilli  di  trombe.  Battaglia.  L'  uragano  dopo  aver 
imperversato  con  la  massima  violenza,  a  poco  a  poco  si  calma.  Le  nubi  si  diradano  e  si  vede 
il  Foro  di  Cartagine) 


ATTO  TERZO 


PARTE  SECONDA. 

Il  Foro  di  Cartagine. 


SCENA  PRIMA. 


  CORO      .  ..  ... 

a  tregua,  la  tregua  !  -  La  punica  Dea 

 Il  vel  delle  paci  -  vestì  sull'altar. 

Del  sommo  suffita  -  l'aurata  galea 

I  moli  costeggia  -  strisciando  sul  mar. 

.  ..    .   .  (Il  popolo  si  accalca  verso  i  moli) 

Ei  vien,  ei  vien.  Ad  Amilcare  gloria. 

Al  folgor  dei  deserti, 

Al  leone  del  mar! 
Sulla  sua  prora  aleggia  la  vittoria. 

(Amilcare  si  avanza  seguito  da  duci  e  nocchieri.  I  Pontefici  di  Tanit,  di  Moloch  e  di  Eschmùn 
con  gli  Anziani  gli  muovono  incontro) 

AMILCARE 

Qui  sta  Cartago  ancor  :  ma  dove  sono 

I  figli  suoi?...  quei  che  guidai  sui  piani 
Di  Bruzio,  e  trionfator  sulle  rovine 
Feci  di  Metaponto  e  d'  Eraclea  ? 

Qui  sta  Cartago  ancor  :  ma  perchè  oscuro 

È  il  tempio  della  Dea  ? 

Nelle  sante  visioni 

Scorto  ha  il  profeta  del  navilio  mio 

II  sacro  vel  dai  barbari 
Travolto  sotto  al  piè. 

Dov'è  Tank?...  e  Salammbò  dov'è? 


SCENA  IL 


27 


Alle  ultime  parole  di  Amilcare,  Salammbò  entra  lentamente 
seguita  da  Taanach  e  dalle  Sacerdotesse  di  Tanit. 

SALAMMBÒ 
(al  padre) 

Benedizion  su  te  ! 

AMILCARE 

Il  sangue  in  me  non  parla  ancor.  La  casta 
Sacerdotessa  di  Tanit  sei  tu  ? 
Il  velo  della  Dea  ? 

SALAMMBÒ 

Lo  rendo  a  te  ! 

(apre  il  manto,  spiega  il  suo  zainfo  e  lo  porge  ad  Amilcare  che  lo  consegna  ai  Pontefici) 

CORO 

(con  entusiasmo) 

Il  sacro  vel  !  Salva  Cartagine  è  ! 

(Amilcare  si  avvede  del  pallore  di  Salammbò  ;  la  prende  per  mano  e  la  trae  in  disparte) 
AMILCARE 

Ma  tu  sei  pallida...  -  gelida  stilla 

Dalla  tua  fronte  gronda... 
Perchè  serena  -  la  tua  pupilla 

Non  fai  che  a  me  risponda? 
Perchè  quel  velo  -  cingeati  il  fianco? 

Chi  lo  rendeva  a  te  ? 

SALAMMBÒ 
(con  angoscia  chinando  il  capo) 

Non  imprecarmi!  (sento  che  manco!) 
O  padre  mio,  mercè  ! 

AMILCARE 

Maledizione  ! 

(squilli  improvvisi  risuonano.  Commozione  generale) 

Gli  ambasciator  dei  barbari  ! 

SALAMMBÒ    ;  ____  _1  1 

»Oh  ciel  ! 

AMILCARE 

(piano  a  Salammbò) 

»Non  ti  tradir  ! 


28 

TAANACH 

(tra  sè) 

»Io  lo  vedrò!... 

CORO 

«S'avanzano. 

SALAMMBÒ 

))Mi  sembra  di  morir  ! 

(entrano  Mathos,  Narva  ed  altri  duci  dei  mercenari  preceduti  da  araldi  che  portano  palme  e 
rami  d'  ulivo) 

SCENA  III. 


MATHOS 

(ad  Amilcare) 

Amilcare  sei  tu. 
Il  lampo  basta  della  tua  pupilla 

A  palesar  l'eroe 

Di  Metaponto, 
E  il  genio  della  punica  virtù. 

AMILCARE 

A  noi  che  chiedi  ? 

MATHOS 

Pace  ! 

Un  popolo  di  morti 
Sui  nostri  campi  insanguinati  giace. 

Delle  legion  superstiti, 
E  di  Cartago  puoi  salvar  le  sorti. 

AMILCARE 

Pace  dicesti;  e  quale 
Per  te,  pe'  tuoi 
Pei  futuri  dar  pegno  a  me  sai  tu? 

MATHOS 

Dei  duci  il  sacro  giuro; 

E  torneranno  ai  punici  vessilli. 

Pegno  d'eterna  fede, 

Delle  due  Libie  il  re 

Di  Salammbò  la  mano  al  padre  chiede. 

(stupore  generale) 
SALAMMBÒ 
(tra  sè  con  ira) 

Ah!  il  vii  gregario!...  e  tanto  osare  ei  può? 


29 

NARVA 
(ad  Amilcare  in  disparte) 

Vuoi  della  mia  Numidia 
A  mille  aver  gli  ostaggi, 
Del  mercenario  barbaro 
A  vendicar  gli  oltraggi  ? 

Li  avrai.  Saran  manipoli, 
Legioni  al  nuovo  dì; 
Ma  non  chiamar  tuo  figlio 
Chi  il  sacro  vel  rapi. 

AMILCARE 

(a  Narva) 

Ahi!  la  tua  voce  ottenebra 
Per  me  del  cielo  i  raggi. 
Colui  l'autor  sacrilego 
Fu  dei  nefandi  oltraggi... 
Colui  copri  d' infamia 
I  gloriosi  di, 
Nè  di  Tank  la  folgore 
Ancor  lo  incenerì! 

MATHOS 
(a  Salammbò) 

Ai  tuoi  ginocchi  supplice 
Come  del  sole  ai  raggi, 
Io  saprò  venia  chiederti 
Degli  impeti  selvaggi. 
Scaccia  le  ree  memorie 
Di  quel  funesto  di. 
Perdona  a  un  cor,  che  in  lagrime 
Troppo  t'amò  e  soffri! 

SALAMMBÒ 
(a  Mathos) 

Me  soggiogava  il  fascino 
De'  lampi  tuoi  selvaggi  : 
Sparve  Y  incanto  all'  impeto 
De'  tuoi  crudeli  oltraggi. 
Io  sento  ancor  lo  spasimo 
Di  quel  funesto  di. 
Tra  noi  dell'odio  il  baratro 
L'amplesso  infame  aprì. 


3o 

TAANACH 

.  (a  Narva) 

Invan  per  lei  s'accendono 
I  tuoi  desir  selvaggi: 
Invan  su  lei  convergono 
D'ogni  tuo  sguardo  i  raggi. 
Col  tradimento  giungere 
Speri  ai  sognati  di  : 
Ma  non  potrai  contenderla 
A  chi  il  suo  cor  feri. 

POPOLO  e  SOMMI  SACERDOTI ' 

Mistero  !  un  velo  ottenebra 
I  rai  di  tanto  dì. 
Romba  lontan  la  folgore  : 
Un  baratro  s'apri.  ~ 

SACERDOTESSE 

Dell'uom  funesto  al  giungere 
La  Diva  impallidi. 
E  la  sua  man  sacrilega, 
Che  il  sacro  vel  rapì. 

GUERRIERI 

(ad  Amilcare) 

Con  noi  della  Numidia 
A  mille  avrem  gli  ostaggi, 
Del  mercenario  barbaro 
A  vendicar  gli  oltraggi. 
•  Verran.  Saran  manipoli, 
Legioni  al  nuovo  dì; 
Ma  non  chiamar  tuo  figlio 
Chi  il  sacro  vel  rapì. 

AMILCARE 
(con  solennità) 

I  patri  fati  giudice 
Pronunzi  Salammbò. 

(si  volge  alla  figlia) 

Vuoi  di  costui  sul  talamo 
Le  sacre  paci  ? 

SALAMMBÒ 
(con  impeto) 

No! 

Su  questa  stirpe  rea 
L' immacolata  Dea 


Tutte  per  me  le  folgori 
Dell'  ira  sua  scagliò  ! 

AMILCARE,  SALAMMBÒ,  TAANACH  ed  il  CORO 

Strage,  incendio,  battaglia,  rovina  ! 
Della  tregua  sieri  franti  i  legami  ! 
Dell'ulivo  si  tronchino  i  rami, 
Pera  il  Libio,  o  Cartago  cadrà. 
Pria  che  arrendersi,  schiava  latina 
Tornar  possa  l'eccelsa  città! 


Strage,  incendio,  battaglia,  rovina  ! 
Della  tregua  sien  franti  i  legami  ! 
Dell'ulivo  si  tronchino  i  rami, 
Guerra  e  fuoco  all'  infame  città  ! 
Come  folgor  d'un' ira  divina 
L'asta  libia  tremenda  sarà! 


Il  fuoco  delle  Erinni 
Le  tue  perfide  carni  avvolga  ed  arda! 

Maledetta  tu  sia 
Forte  negli  odi,  e  nell'amar  codarda  ! 


(Mathos  e  gli  ambasciatori  si  allontanano  sdegnosamente  dopo  aver  spezzati  e  gettati  ai  piedi 
di  Amilcare  i  rami  d'ulivo.  I  Cartaginesi  imprecano  minacciosi.  Quadro.  —  Cala. la  tela). 


MATHOS 


(a  Salammbò) 


ATTO  QUARTO 


— <§■ — 
PARTE  PRIMA'. 

Le  stanze  di  Narva  nel  palazzo  di  Amilcare. 

SCENA  PRIMA. 


CORO  INTERNO 

&6£3fi loria!  vittoria!  L'elefante  punico 
f^^^gLa  barbara  falange  esterminò, 
fl^iyt    II  mercenario  libico 
L'ombra  appena  di  sè  laggiù  lasciò. 
Strage!  vendetta!  Il  prigionier  s'uccida, 

E  il  gran  Numida 
Abbia  in  premio  la  man  di  Salammbò! 

NARVA 
(entrando  vivamente) 

La  man  di  Salammbò!...  La  lancia  mistica 
Del  rito  a  me  porgea.  L'un  contro  l'altro 
La  sacra  lana  ci  ha  raccolti  i  polsi  : 
E  il  farro  la  gran  Dea,  come  soave 
Pioggia  d'oro,  in  capo  a  noi  versò. 
La  man  di  Salammbò!... 

Del  mio  fatato  aereo 
Sogno,  o  celeste  amor, 
Il  bacio  mio  per  cogliere 
Sta  il  sospirato  fior. 

Sulle  tue  labbra  turgide, 
Sul  tuo  disciolto  crin 
Paradisiache  lagrime 
Potrò  versare  alfin. 

No!  dei  deserti  il  Dio, 
Dell'oasi  sacra  il  re 
Delirio  pari  al  mio 
Provar  non  può  per  sè. 


Vien  !  che  più  tardi  a  sciogliere 
Il  desiato  vel  ? 
Impazienti  attendonci 
Le  voluttà  del  ciel  !... 

Qual  uom,  qual  Dio 
A  Narva  ornai  ti  può  contender  ? 

SCENA  IL 


TAANACH 

(improvvisamente) 

«Io!... 

»Non  mi  conosci  più  ? 

NARVA 

»Numi  !  tu  qui  ? 

TAANACH 

»Io  stessa  ! 
«Io,  che  schiava  fatai  della  tua  Diva, 

»  Ombra  furtiva, 
«Ne  veglio  i  passi  e  i  palpiti  ne  spio, 

»Sol  perchè  dessa 
»Non  sia,  codardo,  al  bacio  tuo  concessa. 

NARVA 

«Dell'oasi  libia  -  sarai  regina, 
«Cento  avrai  popoli  -  proni  al  tuo  pie... 
»La  mano  a  scelta  -  a  te  destina 
»I1  gran  Numida  -  di  prenci  e  re. 

«Ma  non  contendermi  -  l'aurata  via, 
«Ombra  non  sorgere  -  fra  questi  amor  ! 
«Scorda  eh'  io  viva  -  scorda  eh'  io  sia 
«Quel,  per  cui  palpiti  -  ebbe  il  tuo  cor! 

TAANACH 

«Ch'  io  scordi,  ingrato,  -  e  in  premio  provi 
«Schiava  del  regno  -  le  voluttà  ? 
«Perchè  il  mio  spirito  -  pria  non  rinnovi? 
«E  vii  delirio  -  la  tua  pietà. 

«Scordar  tu  prima  -  tu  solo  dèi 
«Questa  del  Libio  -  tetra  deità. 


34 

NARVA 

»  Vaneggi,  o  donna?  - 

TAANACH 

»Non  sono  i  miei 
«Folli  deliri...  -  Tua  non  sarà. 
»Essa  non  t'ama...  -  Io  n'ho  spiata 
«L'ansia  notturna,  -  le  ho  letto  in  cor... 
«Sul  petto  al  Libio  -  1'  ho  abbandonata 
«Ebbra  di  lagrime  -  folle  d'amor. 

NARVA 

«Infame,  infame!  - 

TAANACH 

«E  tu,  insensato, 
«Speri  distruggere  -  un  ver  fatai  ? 
«Son  vendicata!  -  ora  il  mio  fato 
«Attendo  impavida  -  dal  tuo  pugnai! 

(Narva  retrocede,  indi  le  si  scaglia  contro) 
NARVA 

«La  folgor  dei  Numi 
«Piombi,  o  vii,  per  mia  mano  su  te  ! 

(Narva  con  una  mano  ghermisce  Taanach,  e  con  l'altra  la  minaccia  del  pugnale.  Sopravven 
gono  Guerrieri  Cartaginesi  e  Numidi  che  lo  trattengono) 

SCENA  III. 


CORO 

«Ardono  i  tripodi: 
«Là  nell'Acropoli 
«Svegliato  è  l'angue. 
«A  che  la  candida 
«Regal  tua  clamide 
«Macchiar  di  sangue? 

NARVA 

(additando  Taanach) 

«Folle  è  costei.  Colà 
«  ia  tratta  ove  non  veda  il  giorno  più! 


35 

CORO 

»Alle  celle  la  Nubia  ! 

TAANACH 

«Aita  !...  ah  !... 

(il  Coro  esce  da  sinistra  traendo  seco  Taanach.  Narva  si  allontana  rapidamente  da  destra.  - 
Cambia  scena). 


ATTO  QUARTO 

PARTE  SECONDA. 

Terrazzo  del  tempio  di  Khamon. 

SCENA  PRIMA. 

Citaredi,  Nocchieri,  Guerrieri  e  Popolo 
invadono  festosamente  la  scena. 

TUTTI 

cimbali  vibrino, 
ISJSl  Le  citare,  i  crotali 
Concitino  i  sensi  ! 

Le  faci  si  accendano 
Nei  boschi,  sui  tripodi 
Si  spandano  incensi! 

CITAREDI 

E  Sicule  e  Liguri 
S'accampin,  folleggino 
Nell'agro  scoperto... 

Le  mistiche  Dive 
Dall'ombre  lascive 
Ci  manda  il  deserto. 

LE  FANCIULLE 

Al  suono  dei  fibuli 
All'aure  si  spieghino 

I  fulgidi  veli! 

I  giri  s' imitino 
Degli  astri,  che  danzano 
Nei  limpidi  cieli  ! 

TUTTI 

Cartagine  ha  vinto! 

II  barbaro  estinto 
Fra  i  tumuli  giace. 

La  figlia  d'Amilcare 
S' impalma  al  gran  Numida, 
Emblema  di  pace. 


SCENA  IL 


37 


Marcia.  -  Aprono  il  corteggio  le  Guardie  della  legione  sacra. 
Indi  a  passo  lento  s'inoltrano  i  Sacerdoti  di  Khamon,  di 
Eschmùn,  di  Moloch,  di  Cerere  e  di  Rabetna.  I  suonatori  dei 
timballi  sacri  precedono  le  Sacerdotesse  di  Abbadir.  Portatori 
d'incensi  e  profumi.  Vessilliferi  con  insegne  sacre  e  Cartagi- 
nesi. Schiavi.  Guardie.  -  In  una  ricca  lettiga  Salammbò 
con  Narva  ed  Amilcare  ai  fianchi.  Dietro  lei  le  Sacerdotesse 
negre  di  Tanit.  -  Salammbò  scende,  e  con  Narva  ed  Amilcare 
prende  posto  alla  mensa. 

TUTTI 

Allori,  mirti  e  fior 
Sui  dolci  passi  ai  giovani  amatori 

NARVA 

(alzandosi  e  porgendo  il  calice  alle  Schiave,  che  versano  i  vini) 

Nella  patera  d'or 

Versa  dall'anfore 
L' inebbrìante  umor, 

Che  i  Divi  stillano  ! 
Preluda  a  noi  nel  sen, 

Celeste  simbolo, 
Del  desiato  imen 

L'estasi  eterea  ! 

AMILCARE  ed  il  CORO 

Nella  patera  d'or 

Versa  dall'anfore 
L' inebbrìante  umor, 

Che  i  Divi  stillano  ! 
Preluda  a  voi  nel  sen, 

Celeste  simbolo, 
Del  desiato  imen 

L'estasi  eterea  ! 

(a  tutta  questa  scena  di  gioia,  Salammbò  rimane  estranea,  quasi  assorta  in  una  idea  fissa.  I 
canti  del  brindisi  ad  un  tratto  sono  interrotti  da  grida  che  si  odono  dall'interno.  Poco  dopo 
irrompe  in  scena  Mathos  inseguito  da  un'orda  feroce,  e  giunto  sotto  il  palco  di  Salammbò, 
si  ferma  estatico  a  mirarla) 

AMILCARE  e  i  SACERDOTI 

A  Mathos  morte! 

TUTTI 

(meno  Salammbò) 

Morte  ! 


38 


MATHOS 

Guardarti  e  poi  morir!.,. 

Estasi  eterea  ! 
Del  ciel  mi  sai  tu  aprir 

Gli  spazi  fulgidi. 

SALAMMBÒ 

(con  agitazione  soffocata) 

Mi  sembra  di  morir!... 

L'anima  m'agita 
Un  palpito,  un  sospir 

Nuovo,  terribile  !... 

AMILCARE,  NARVA  ed  il  CORO 

Il  vii  qui  dee  perir... 

Lo  vuol  Cartagine. 
Sia  l'ultimo  martir 

Fiero,  terribile! 

AMILCARE 

Pontefice  d'  Eschmùn,  delle  divine 
Ire  ministro,  il  tetro  Dio  ti  chiama. 
Afferra  il  Libio  per  1'  orrendo  crine, 

E  piantagli  nel  petto 

La  funeral  tua  lama  ! 

(il  Pontefice  designato  ai  sacrifizi  si  avvia  verso  Mathos.  Salammbò  sorge  con  mòto  repentino 
e  convulso.  Il  Sacerdote  si  arresta) 

(con  forza) 

Ebben  morrà!...  ma  per  mia  man.  Vendetta 
A  me  si  spetta, 

Più  che  ad  altri,  compir  sovra  costui. 

(scende  dal  rialzo  ;  indi  innosservata  lascia  cadere  nel  calice  alcune  goccie  racchiuse  in  un 
grande  anello.  Si  accosta  a  Mathos) 

SALAMMBÒ 
(piano  a  Mathos) 

Versa  sul  labbro  languido 
La  dolorosa  stilla, 
V'ha  l'ultima  sua  lagrima 
Pianta  la  mia  pupilla. 
Essa  per  me  ti  dica, 
Come  aspettata  amica, 
Che,  quanto  odio  credea, 
Altro  non  fu  che  amor. 
Se  fui  crudel,  più  rea 
Non  è  chi  teco  muor  ! 

(beve  ;  indi  porge  il  nappo  a  Mathos) 


(  39 

Avvelenato  è  il  calice. 
Qui  cessa  ogni  dolor  ! 

MATHOS 

(con  entusiasmo) 

Non  è  soffrire!...  è  un'estasi 
Morir  con  te  d'amor! 

SALAMMBÒ 

(dopò  aver  tolto  a  Mathos  il  calice,  e  gettatolo  a  terra,  si  volge  a  tutti) 

Del  fiero  Libio  sciogliere 
M'è  dato  or  le  ritorte... 

f scioglie  i  ceppi  di  Mathos) 

Sul  labbro  suo  la  morte 
Il  nappo  mio  versò, 
E  coL  veleno  stesso 
Spenta  per  lui  cadrò!... 

AMILCARE 

(slanciandosi  insieme  a  Narva) 

Figlia  ! 

SALAMMBÒ 
(morente) 

Lo  amava!...  Patria... 
Nè  padre...  or  più  non  ho... 

(muore) 

NARVA 

(con  disperazione) 

Morta  !  morta  ! 

TUTTI 

(sottovoce) 

Non  ha  più  stelle  di  Tank  il  vel  ! 

SACERDOTESSE 

Piovon  dagli  astri  lagrime 
In  meste  fila  d'or... 


(Amilcare  fa  cenno  agli  schiavi,  che  trascinano  con  violenza  Mathos  morente) 
(Quadro.  —  Cala  lentamente  la  tela).